Da un po' di tempo ero preso da qualcos'altro. Indovinate cosa? Le ragazze, l'altra metà del cielo. E valutavo: ora che sono il figliolo di un latitante, sarà peggio o sarà meglio? Cos'avrà voluto dire per una ragazza? Mi avrebbero evitato? Mi avrebbero ammirato? Ero vittima di un incantesimo. Mi sembravano creature dello spazio che mi mettevano anche un po' di paura. Cosa passava in quelle teste? Provavano le mie stesse emozioni? Io lo confesso, non sapevo bene cosa volevo da loro, ma lo volevo tanto...
Mio fratello Ivano è in gran forma, i medici si sono arresi all'evidenza. Uno psichiatra svizzero sta studiando il suo caso. Ha preso l'abitudine di uscire, e passa i pomeriggi al Corso Grande insieme ai suoi amici africani. Pagherei per sentire quello che si dicono! Ma soprattutto come, in che lingua! Ho anche pensato, forse non è ritardato, ma solo straniero.
Prof: Vedi un po' che vuole quello strano signore?! Tommaso: Oh... finalmente... ma dov'è che si entra in questa scuola? Prof: Di solito dal portone. Tommaso: Appunto, è chiuso! Sono solo le 8:30 e meno fossimo all'accademia navale! Prof: Veramente sono le 9 meno 20... Tommaso: Ah, sà che è successo... sò venuto in motorino e non mi son accorto che son venuto in ciabatte, sò venuto tornà a casa per mettermi questi... Prof: Scusi lei chi è? Tommaso: Tommaso Paladini signora, questa è la 5^A vero? Che faccio entro?! Entro eh. Oh... sedia comoda, vista pineta, io sono apposto per me potete anche continuare. Prof: Io non so dove lei abbia preso queste strane maniere... Tommaso: Ha ragione... ma sà vengo dal classico, ormai un postaccio! Prof: Ecco... allora veda di darsi una regolata. Tommaso: Son qui apposta, mi sento già un altro.