Poesie personali


in Poesie (Poesie personali)

vittima

Mi sveglio in lacrime da una lunga notte
Cosa ero per te?
Cosa ne facevi delle parole?
È quasi impossibile
eppure adesso mi parla la realtà
Quella solitudine nera
Quella tristezza cieca
Quel freddo polare
Tutto conduce a te.
Avevo solo un po di petali bianchi sporchi di fango
avevo solo dei tagli sulle ginocchia
quando in silenzio cadevo per te.
E tu dove eri?
Con chi eri a ridere della mia ingenuità?
Cosa ne facevi delle mie carezze?
Dove hai lasciato il mio cuore?
Ho amato col sangue una maschera
di un uomo che non vuole ancora crescere
perché teme il suo destino.
Perché a te ho donato le stagioni più fragili
Perché a te ho rivelato i miei sogni...
Tu eri analfabeta d'amore
ed io ti ho insegnato a leggere i sentimenti più veri
lasciandoti questo come regalo più nobile
senza rancore.
E tu mi hai svegliata da un incubo senza un bacio d'addio.
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    in Poesie (Poesie personali)

    Stato Attuale

    Insonni cupe notti,
    vuoti pensieri,
    nero abisso nell'anima,
    ottenebrate luci,
    fulcro di ghiaccio,
    tenebre sul trono,
    dormienti regnanti,
    consapevolezza sepolta,
    libertà in catene,
    essere reso mosaico,
    chimere uccise,
    io naufrago,
    maschere vaganti intorno,
    follia dei sensi,
    follia.
    Composta sabato 12 maggio 2012
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      Scritta da: Patrizia
      in Poesie (Poesie personali)

      Un raggio di luce

      Vedendo l'oscurità,
      saremo in grado di osservare oltre.
      magari oltre il buio ci troveremo
      un raggio di luce ma per timore
      non ci spingiamo oltre,
      ma ci lasciamo cullare dal
      sogno e il desiderio che conserviamo
      dentro una scatola in fondo al cuore.
      Composta mercoledì 19 settembre 2012
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        in Poesie (Poesie personali)
        Dopo tutto questo tempo
        mi capita ancora
        di sognarti.

        Dopo tutto questo tempo
        mi capita ancora
        di pensarti.

        Dopo tutto questo tempo
        mi capita
        ancora di immaginarti accanto a me.

        Eppure so che non mi meriti
        so che non sei adatta a me
        ma allora perché
        il mio cuore non riesce a metterti da parte.

        Sono consapevole che non potrà
        mai ritornare tutto come prima
        eppure sei sempre qui
        rinchiusa dentro il mio cuore.

        Ma non so spiegarmi il perché di questo.

        Ho versato tante lacrime
        ho donato tutto quello che potevo.

        Sono stato un personaggio
        nella tua vita
        che ha assunto
        vari ruoli.

        Eppure alla fine sono stato "Pugnalato".

        So che di te resteranno solo ricordi
        ma vorrei dimenticarti
        e non ci riesco.

        Ogni volta che mi sveglio o mi addormento
        mi capita di pensarti anche non volendo
        e ciò mi irrita.

        Mi irrita perché il nostro destino mi ha svelato
        che una ragazza come te
        non può vivere con uno come me.

        Il tempo può anche trascorre
        ma i sentimenti quando sono
        veri e sinceri
        rievocano sempre vecchie ferite
        che tendo di nascondere.

        Ti chiederei di uscire dalla mia vita
        ma questo discorso lo dovrei affrontare
        con me stesso.

        Ho accettato di escluderti dalla mia vita
        quindi devo accettare anche il fatto
        che devo escluderti dalla mia mente.
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          Scritta da: Patrizia
          in Poesie (Poesie personali)

          sei tu

          Sentirti, camminare verso di me,
          i tuoi passi felpati, silenziosi, il tuo respiro
          sento che ti avvicina sempre più e mi vesti dei tuoi baci
          i tuoi abbracci come una sciarpa che mi stringe dolcemente,
          mi prendi la mano e mi disseti ancora un po
          delle tue dolci carezze, sei tu sei il mio sogno.
          Composta mercoledì 19 settembre 2012
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            Scritta da: GIUSEPPE CASSANO
            in Poesie (Poesie personali)
            Ma poi sono parole
            che si abbracciano come profumi
            o si accendono e si bruciano duellando
            cosa resterà
            delle nostre parole
            dei sospiri, degli sguardi
            chi racconterà del nostro andare lento
            per spiagge deserte
            tutto finirà senza i nostri figli
            non i miei, che ne ho tanti che pure non conosco
            od i tuoi
            ma quelli nostri che non abbiamo
            che potrebbero dire di noi ai loro
            e loro ai loro
            così, avanti nel tempo.

            Le parole si perdono nel vento
            come i profumi
            come gli sguardi
            come passi sulla sabbia di spiagge deserte.
            Composta mercoledì 19 settembre 2012
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              Scritta da: Susan
              in Poesie (Poesie personali)

              Il sapore di un attimo

              Non volevo più innamorarmi,
              mi ero detta,
              ma l'amore ti penetra nell'anima,
              e tu non puoi fare nulla,
              ti tocca l'anima senza che tu te
              ne accorga,
              e vivi cosi
              ' l'intenzità di quell'istante.
              la felicità solo momentanea,
              perché non c'è amore,
              che possa durare nel tempo.
              È triste il pensiero che vive perché?
              ti chiedi perché? e
              senti questo amore che giunto
              all'improvviso ti sia sia così vicino
              eppure così irraggiungibile
              irraggiungibile ne senti l'essenza
              di quell'amore che tanto fà sentirti emozioni,
              e tanto ti dà di dolore,
              perché? avevo deciso di non innamorarmi più.
              dopo di te, non volevo,
              eppure l'amore arriva ti penetra nell'anima e
              ti lascia li ferma sola a chiederti perché?
              e lì nella tua anima vive l'intenzità di quell'instante,
              una felicità solo momentanea,
              che sai nulla resta, per sempre,
              se non quell'attimo di felicità,
              quell'attimo che ti rende
              sofferente nei pensieri,
              cercando di colmare quel vuoto
              eppure vivere di quell'amore che
              sai ha il sapore solo
              di un attimo!
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                Scritta da: G. Casarini
                in Poesie (Poesie personali)

                Mea Gens: Il Ticino

                Mughettose, festanti e ridenti le sponde del Ticino,
                querce secolari e castagni d'odorosi boschi:
                mazzolini fioriti e cesti di porcini dal profumo intenso
                a Milano offriva un tempo Modestino
                a Porta Ticinese e Lodovica e in Piazza Duomo:
                una vita semplice, frugale e priva di pretese.
                Un tempo l'azzurr'onda sfiorava con fruscio i bianchi
                sassi e arsi, cotti dal sole Giovanni e i suoi fratelli
                lunghi forconi agitavan svelti nell'acqua dai barcè
                e i levigati ciottoli, frammenti di grezzi massi
                nel fiume a monte rotolati e poi rotti e spezzati
                da salti e lavorio dell'acque e trascinati
                per tempi e per stagioni sconosciute,
                l'affannosa e sobbalzante corsa qui finivan
                fermati, imprigionati da rebbi rugginosi;
                poi da fatica aggiunta e a forza aggiunti
                a guisa di bianchi su un ampio slargo monticelli
                portati infine in fornaci ardenti e vetrerie
                davano pane a Giovanni e ai sassaioli
                tramite forma e vita di familiari oggetti:
                vita dura e faticosa con dignità vissuta.
                Soli nel lavoro e nella vita al Goss e Margarota,
                "salvadag" li chiamavano certuni:
                era poi falso ma si sa la cattiveria
                era ed è allora come oggi assai presente
                che, per il dimesso aspetto e i poveri vestiti
                miseri stracci più volte rattoppati,
                si diceva e si credeva avessero malie
                strane e odiassero sia i grandi che i piccini,
                per questi allora non vi era peggior babau:
                meglio evitarli non incontrarli in strada.
                Così costretti da questa diceria odiosa
                a percorrer solitari solitarie vie la vita tutta
                giorno per giorno fuor che nell'Inverno
                dall'alba fino a sera tarda e senza sosta
                curvi e piegati lungo i cigli di rami
                secondari del Ticino tagliavan di netto
                con l'acqua sino alle ginocchia, ah povere ossa,
                teneri giunchi e ne facevan solide fascine.
                Io bambino "milanese", ospite dei nonni a Motta
                e non del tutto ignaro di tale cattiva maldicenza,
                questa devo rigettare e dire forte: "Care figure addio,
                agrodolce ricordo della fanciullezza!"
                Volle il caso che per caso li incrociai,
                cigolava la carriola colma di fascine,
                forti gli attriti della sgangherata ruota,
                solo, tremante, impaurito ed alla fuga pronto
                fui fermato non da callose e ruvide mani
                né da sdentate e paurose bocche
                ma da due ciau e da larghi sorrisi
                accompagnati da gesti in forma di saluto:
                non membra d'orchi ma di persone umane!
                Vita misera e piena di tristezze se non dolore:
                per poche lire un certo Giovanö prendeva le fascine!
                Mani esperte rapide le sue e veloci ed ecco cesti,
                cestini, fiaschi impagliati e damigiane
                di vesti intrecciate rivestite e belle,
                centri, centrini, sporte e sottovasi:
                parte all'industria, parte alle osterie,
                il resto infine lo vendeva Ghita la moglie
                col suo banchetto di sabato al mercato.
                Di tutti forse la miglior ma pur sempre vita grama!
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                  Scritta da: Ilaria Chiado' Rana
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Cuore frantumato

                  Il cielo è immenso
                  immenso come l'amore che provo per te.
                  Una casa col tetto bagnato,
                  mi fa pensare al mio cuore frantumato,
                  frantumato come da un fulmine che divide il nostro destino.
                  Le mie paure sono i vasti rami che nascono da un solo punto,
                  questo punto per me sei tu.
                  Un fulmine colpisce un albero quando i nostri sguardi si incrociano.
                  Le foglie nel frattempo cadono, cadono, cadono...
                  come i pezzi del mio cuore.
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