Scritta da: Rodolfo Paoli
in Poesie (Poesie personali)
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Grande mio fratello
voglio la crudele realtà
senza applausi
ho curiosità per la vita
la vera vita vissuta
non questa artificiosa finzione
del vero.
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Grande mio fratello
voglio la crudele realtà
senza applausi
ho curiosità per la vita
la vera vita vissuta
non questa artificiosa finzione
del vero.
L'ombra del giorno nascose
qeste lunghe notti di sogno
l'oscura pozza d'ombra
riecheggiano ancora suoni trionfanti
inebriarono i forti odori dell'erba
la natura esplose
senza preavviso
non fu mai così inquieta e rumorosa
la primavera.
Non parlare... la tua voce è spenta e le tue emozioni sono prive di realtà.
Ciò che si desidera, lo si raggiunge soltanto attraverso l'autenticità di un sano desiderio.
Non parlare... la tua mente fa disegni simili a scarabocchi...
Provaci... ascolta ciò che realmente desideri... e smettila di parlare.
Sulle ali
del vento
mi giunge
una voce...
Lieve
sussurro
di una mamma
che chiama...
Il cuore trema...
Voce spenta
che invoca
il suo amore.
Di così tanta pena ti struggi,
mia fragile creatura
e a meno non posso far,
di donarti il mio timido cuore
che colmo di tanta tenerezza,
si consuma per te.
E in egual misura si mostra ai tuoi occhi,
triste e felice,
ma dubbioso mai,
con il suo impeto vorace,
si sazierà della tua anima,
come un vento ingordo e prepotente
a risucchiar le immagini avverse
e le polveri insidiose,
lascerà al suo passaggio
acque limpide e cieli tersi
nel tuo petto tremante e insicuro...
Radiazioni luminescenti
irradiano enormi colonne di polveri
l'enigmatico universo
mediocrità
vorrei mostrarti tutto quel
che ho vissuto e visto
vorrei vedere tutto l'universo
davanti a me.
Scendo lentamente
nel buio della notte
guardo l'alto
mi sono perso in questo
eterno intricato tutt'altro
anni luce di distanza
intorno a me
mi separano dal nulla
cosa sono io
in fin dei conti
nulla.
L'ossimoro di questa nostra vita
il male che ci fa bene
perché ci rende felici
avvolte ci obbliga a ridere
anche per non stare sempre a piangersi addosso
a lamentarsi
siamo ormai abituati a ridere
del nostro male
ma, ci vuole sempre del talento
per capire
dove sta il male
che sembra bene
e il bene che ancora assomiglia al male.
Bisogna opporsi
alla meschina crudeltà
compatirla
ma non cercarla solo negli altri
è solo che non sono mai riuscito ad abituarmi
all'ipocrisia dei nostri combattuti compromessi
quante le contraddizioni che viviamo
forse non solo l'uomo è così
inquietantemente consapevole
del quasi niente o quasi tutto
che noi siamo.
È come se volessi abituarmi
al dolore un po' alla volta
rido a volte
del male altrui
senza vergogna.