Scritta da: Anna R. Di Lollo
Cos'è la durata della vita di un uomo nell'universo, se non un isolato bagliore di lucciola nell'eternità?
Composta domenica 29 maggio 2016
Cos'è la durata della vita di un uomo nell'universo, se non un isolato bagliore di lucciola nell'eternità?
È smuovendo dapprima un sassolino, poi una pietra, un macigno, una roccia, con sforzo lento ma infinito, traballante ma inesorabile, claudicante ma determinato, che, nel tempo, talune donne con la loro delicatezza finiscono per spostare intere montagne, riuscendo solo così a volare.
È abile progettista la vita. Bisognerebbe fidarsi sempre di essa, anche quando ci trascina in meandri oscuri, incomprensibili, labirintici noi ne ignoriamo la meta, la destinazione, ma il suo disegno, meticolosamente predisposto, non sarà mai banale, né casuale. Basterà solo lasciarsi andare, far accadere il dovuto e attendere il futuro momento della sua "sottile" spiegazione.
Laddove esiste purezza nell'amare, ci si educa sempre vicendevolmente, seppur inconsapevolmente, alla bellezza.
L'eternità combatte l'ansia di limitatezza e inutilità che la gente ha. È polvere d'umanità scagliata contro l'infinito e la sua immensità.
Il sé, l'io, l'ego, la coscienza, la morale, l'etica, etc, etc. Ogni corrente filosofica, religiosa, psicoanalitica ha le sue formulazioni e teorizzazioni. Ma noi siamo un insieme, ossia tutto questo, e molto altro, ci appartiene intimamente. Ciò che invece ci differenzia gli uni dagli altri è solo un diverso equilibrio fra le parti. Insomma tutto è riconducibile ad un semplicissimo atto di volontà. Scegliere cosa fare di noi stessi e dell'infinito che interiormente custodiamo.
Nulla che ci vive accanto sarà mai ammaliante e seducente quanto quel lontanissimo e insignificante puntino che scopriamo ammiccarci sempre in un angolo irraggiungibile dell'orizzonte.
Non draghi, ma solo spine e aculei son posti a guardia del vero tesoro che c'è da scoprire.
Lasciarsi attraversare, pervadere, assediare dal mondo circostante, capitolare sotto la foga del suo corso inarrestabile. È questa la propensione spiccata di tutti gli umani sensi: infatti abbiamo due occhi, due orecchie, due narici, due mani e la duplicità, a badar bene, si estende quasi all'intero organismo. Persino l'anima possiede un lato risolutamente maschile e uno deliziosamente femminile. In questo tripudio di duetti, la bocca resta figlia unica, sola, senza sostegno altro, senza complice, clone, doppione. Essa oltre a prendere dall'esterno può anche dare, tramite il potere della parola: può alleviare o appesantire, ingentilire o mortificare, creare o distruggere, donare il tiepido ristoro della serenità o letali brividi da scenari glaciali. La bocca è un'arma bianca potentissima, forse la più infallibile e micidiale che la storia umana abbia conosciuto.
La vita si apprende da chi insegna senza parlare, guida senza ordinare, protegge senza interferire e ama, ama, ama... ama senza mai nulla ottenere.