Tratto da un mio libro
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...e di nuovo mi sembrò di conoscerlo. Rividi quell'espressione nella mia mente come uno strano dejà vu.
"Non possiamo parlare così?" Dissi alla fine col cuore che mi galoppava. Quegli occhi così estranei cozzavano con quel viso così familiare. Azzurri, così azzurri da vedersi anche di notte sotto la luce di quei maledetti lampioni. Alla mia domanda sorrise raggiante e annuì in preda all'entusiasmo
"Ho così tante cose da dirti!" Cominciò euforico "vorrei partire da... tu... cioè... io... ti ricordi di me?" Lo guardai interdetta.
"Assolutamente no! È la prima volta che ti vedo!" Per un attimo ne dubitai anch'io, ma rinsavii immediatamente, dandomi un colpetto in testa immaginario. Lui annuì.
"Più che giusto. Bene allora non te lo chiederò più. Piuttosto dimmi: c'è qualcuno che ti interessa ora?" Mi guardò speranzoso e spaventato dalla mia possibile domanda.
"Non credo siano fatti tuoi!" Dissi di rimando e arrossii un poco. Sembrò capirlo in modo diverso da me e mi guardò triste. I suoi occhi sembravano sciolti anche se vedevo perfettamente il ghiaccio sepolto tra le fiamme azzurre. Erano forse lacrime! Ma no, impossibile! Che tizio strano sarebbe stato allora. Ma ero ancor più strana io che ci parlavo.
"Davvero non puoi ... [segue »]
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