Mi avevano messo due ali, fatte con le piume d'oca, ero piccola ancora, dovevo fare l'angelo dietro alla processione. Si davano tutti un gran da fare, su quella strada i fiori da sistemare, artisti senza fama, Madonnari, con gessi colorati, colla e polverine, avevano fatto una mostra a cielo aperto, dietro la banda del paese in concerto. Io avanti a tutta quella gente, portavo il pane e il vino per la consacrazione, non capivo niente, ma la situazione mi metteva allegria, mi dispiaceva solo che a fine processione, con tutta quella gente che passava, la bellezza dei quadri dei Madonnari più non si vedeva. Tutta quella fatica di ore, per tutti quegli uomini, sacrificata per il Corpus Domini.
Farò un collage della mia vita, con i nostri momenti, ritaglierò ogni minuto butterò nel fuoco tutto il resto brucerà ma non mi restituirà mai il tempo perso. Abbiamo regalato amore a tutti, non ci siamo mai risparmiati, abbiamo sacrificato le nostre vite senza peraltro essere premiati. Pochi minuti, in tutti questi anni poche ore, che per me erano vita, amore. Abbiamo vissuto come due fiumi in piena, vicini e separati, uniti nella foce, certi di ritrovarsi nello stesso mare. Lunga è la strada e prima di arrivare, mille ostacoli da superare, non hanno mai fermato l'impeto del nostro cuore, che pur dopo tanti anni ancora spera, amore.
Brilla da lontano il mare In questa notte di luna piena, l'onde sopra la scogliera lungo la schiena, a volermi chiamare. Vengo a cercarti, pace nella sera, tutto è silenzio, tutto mi consola, vento accompagnami, accarezzami il viso, e sono sola sullo scoglio, oltre.... il paradiso. Barche silenziose, scivolano lente, qualche gabbiano che ancora non riposa, in cielo senza una meta vola, quante stelle e lo sguardo si posa su quell'incanto. Hai consolato il mio pianto, complice dei miei amori, ti guardo con gli occhi persi e canto, lontano c'è l'orizzonte, linea infinita che affascina la mente, più volte ho seguito la corrente senza raggiungerti mai, forse per questo che sei il mio mistero, e tu lo sai.
Avevo sciolto i capelli, scelto con cura il vestito, era l'ultima occasione questo appuntamento, non avevo più voglia di provare. Gli anni passavano, come le gocce sui vetri, aspettavo e guardavo fuori, sento suonare scende e si ferma sotto il mio portone, ancora in dubbio se farlo entrare. Mentre saliva, il mio respiro diventava affannoso, il cuore più non contenevo, era la situazione ma più per la paura di un'altra delusione. Un baciamano, da vero signore, un mazzo di fiori, non credevo ancora, forse stavo sognando. Continuava a piovere e le luci della sera, fuori, erano magiche attraverso la finestra, la mano mi accarezzava, mentre mi parlava, ero tesa, non riuscivo a lasciarmi andare. Una momento imbarazzante, ma un bacio sulla fronte... Rimase a dormire sul divano, mentre accarezzava la mia mano, ancora è qui, tardi, ma finalmente ho trovato l'uomo della mia vita e l'ho sposato.
Vero come le rose che non hanno spine, vero come l'anima che vedi, vero come il sole che non dà calore, vero come un bimbo che nasce e muore. E quella pace in terra vera, quella torta intera, che non hanno mai divisa, nessuno l'ha mangiata, pensando a chi non ha più cibo. Ma tutto questo non è vero, sono stati in tanti, l'hanno sbranata. Hanno trovato briciole sparse, e le cornacchie ne hanno fatto scempio. Cosa dunque è vero, cosa è la vita? La gente esce truccata, imbalsamata, non ne conosci il nome e spesso si confonde, niente è più vero, neanche l'amore, che vuole le sue regole, non agisce d'istinto, tutto è controllato, precisamente calcolato. Vero è quel cielo, forse, o no, dai fumi un po' offuscato, ma con la fantasia, oltre si può volare, cercando di ricordare ancora il suo colore. Quel vecchio pazzo, che solo parla ha ragione, allora, dice il vero, ma nessuno gli crede... niente è come prima, voglio morire presto, spero...
Un mondo intero, in una piccola goccia, e quante avventure, il sole per riportarti in cielo ti farà asciugare, ti farà incontrare un'altra goccia ed un'altra ancora. Dove scenderai ora? Dove il vento vorrà portarti, sceglierà per te un verde prato, o quel suolo coperto di cadaveri, dove il sangue andrai a lavare e ne assorbirai il colore, rossa ti troverà il sole, di sangue e di dolore, e con il suo calore ti riporterà su in cielo, dove troverai altre goccie, come te, di sangue intrise Stavolta distrutta scenderai, sperando un luogo più felice, mai si scende dove più ci piace, dove c'è pace, quante avventure e nonostante tutto continuerai a viaggiare, sperando un giorno di riposare... finalmente scenderai nel mare.
Sì... ancora sulle mie labbra, e non volevo lasciarti andare, ti sei fermato ancora sulla porta... il tuo sapore dolce e amaro ancora... per amarti, ti volevo ora, ti volevo sempre, dietro quella porta sono rimasta a pensarti. Contavo i minuti, poi le ore, dovevi tornare, sicura del mio amore, del tuo amore, sistemavo la casa per non pensare, il telefono, no, non lo dovevo fare, la voglia di te non mi faceva aspettare. Avevo messo un vestito rosso, quello che ti piaceva tanto, un nastro tra i capelli, li accarezzavi sempre, come sono belli! Sei arrivato, ho chiesto: chi è sono il tuo tutto, se ti accontenti, prima i fiori, poi i complimenti, non abbiamo mai cenato, tutto avevo preparato, ma quel vestito rosso... si! Sapevo avrebbe funzionato, dietro quella porta ancora, ti sei fermato.
Pe niente ciò n'invidia, solo pe chi po magnà e nun s'engrassa nun deve stà a guardà, li dorci, li condimenti, pensa solo alla crancassa, o le porzioni, che sé fà, ingurgita tutto e nun stà troppo a pensà, niente lassa, drentro a quer piatto. Ve pare poco avè l'analisi senza trigliceridi, colesterolo, pressione arta, li cuscinetti tutti sopra er culo, cor medico che continuamente scassa, te posiziona sopra a na bilancia, te guarda la pancia e comincia: te devi dimagrì, nun poi magnà lo devi da capì una bona vorta o voi che la morte te se porta? E tu co sta paura ce vai avanti, ed ogni volta davanti a un piatto de matriciane manni a fan culo tutti li presenti, e co la libidine nelli occhi, puro er tuo medico manni a puttane.
Pensavo, mentre camminavo, in quel freddo corridoio dell'ospedale, avrò fatto mille chilometri, la luce forte e poi fioca della sera mi aveva distrutto gli occhi, quella situazione non mi sembrava vera. Asciugavo le lacrime e pregavo, la mia preoccupazione, solo tu. Non pensavo fino ad allora di amarti come ti amo ora, vorrei riuscire a dirtelo, questa soddisfazione me la devi dare. Da quel vetro, che volevo sfondare, riuscivo a sentire i tuoi respiri, non mi facevano entrare, mai mi sono sentita così male, volevo confessarti quel che sei.... Una stretta al cuore: signora, aspetti ancora, non è il momento, non è ora, ti sedavano per non farti girare, il tuo cuore si poteva fermare, non mi potevi vedere. Quanto è brutto questo posto, non ci sei mai voluto andare, ma di corsa quella sirena, ancora mi rimbomba nella testa, tre notti che non dormo, non mangio voglio riportarti a casa, adesso basta!
Convinto ancora di avermi circuito aggiungendo un trofeo alla tua lunga lista, non ha mai voluto capire, che è la donna che conquista e quando vuole ti rincorre sulla pista. Le tue carezze, solo una conferma, sulla mia pelle che più non si ferma, trema, al solo sfiorare e le tue mani... dove sono, le sento dappertutto, hai cominciato per il tuo piacere, ed ora sei finito, distrutto. Ora sono io a guidare il gioco, che hai voluto iniziare senza amore, non pensavi di essere coinvolto, ed hai paura che qualcosa ti venga tolto, ora vivi aspettando le mie mani, e mi chiami e aspetti.... si, forse domani.