Poesie d'Autore


in Poesie (Poesie d'Autore)

Il miraggio

Distinguo il corpo ignudo, carponi
su un'asparagiaia, venirmi incontro
a celare il viso gli scandalizzati capelli
che nulla possono quando la lingua
si erge come un aspide a lambire
velenosa la punta del naso.

La bocca, ghiacciaio in fiamme
non trattiene lo sciogliersi profumato
sull'esile mento; ormai gonfio
come un lombrico indietreggio
a sostenermi un pioppo, socchiudo
gli occhi un istante, respiro profondo
dissolta è l'asparagiaia.

Smarrito e affranto mi muovo
tastoni verso l'epicentro del desiderio
e unica sottile vestigia:
uno scuro ondulato capello.
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    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Lampare

    Perché scrivo e sogno tenue lampare
    su specchi inquinati
    brulicati di stelle cadenti
    tante quanti i desideri.
    Schiaffi di sottile bruma
    come grande battesimale
    che cerimonia da sempre
    rene disorne di conchiglie.
    E lui con la presa nel crine
    che a pelo galoppa
    la bestia ubbidiente
    nel fascio della luna
    e finalmente mi trova.
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      Due uomini

      Adesso, le aspettative erano scambiate:
      Lui… come un bimbo impaurito… attende
      la seggiola minuta ed insolente, non tiene
      conto dell'intatta mole, le lacrime, precoci
      scivolano ignare tra le crepe del tempo.

      Lui… adesso… è chino… chino e mite
      come non lo avevo mai scoperto
      interrogano, del suo andato, circostanze.

      Singolare destino, mi balenano del nemico
      mentre lui… candido… continua a sciogliersi.

      Dovessero, animo contrito, giudicarti adesso
      chi di te fiuterebbe l'uomo incomprensibile
      che non sapeva amare, l'uomo che nel dissipare
      esibiva vocazione e per non perderla di vista,
      la sofferenza la andava suonando porta a porta.

      Adesso sei lì, ad un passo, inerte come un bonzo
      e io qui, indissolubilmente intrappolati, inumata
      rete di dolore tessuta da fendere, urlando, esausti:
      esisto, reagisco, sopravvivo, palpito.

      …Lui… adesso… è un uomo malato
      devo aiutarlo, devo amarlo.

      …Lui… adesso… è mio Padre.
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        Ictus

        Guardo i tuoi occhi a cercare
        L'ombra del cuore d'allora:
        La tua forza di viver e d'amare

        Dove i miei occhi trovavano allora
        E trovano, adesso, la pace e 'l ristoro.

        Ora, tu sei nonna ai miei figli.
        Non so come presentar loro
        Quei tuoi dolci e cari consigli.

        Sulla povera sedia rotella
        Or non vedi
        non senti
        non sei

        La vita ti sembra ancor bella?
        Non so, ricordando qual eri
        Non lo so, vedendo qual sei!

        Non posso credere che ora
        Sei tu che hai bisogno
        Di me, ma lo sento,
        come in un brutto sogno:

        E sento un rimorso
        Per tutte le volte
        che (non) lo sapevo
        e non t'ho soccorso.

        Vita breve, veloce, lontana, tiranna
        Che passa, che vola ed inganna!
        Già son più vecchio di come ricordo
        Te, quando bimbo, fanciullo, adolesco
        Guardavo, e tu mi davi 'l soccorso

        Anche ora la vedo,
        forse più spesso ch'io crede
        Anche a me verrà questo peso
        che tu ora porti sì lieve.

        I miei figli
        che già mi vedono vecchio
        Avranno anche loro i lor figli,
        ed io sarò come un tuo specchio

        Tu piccola, grande vecchietta
        Morivi
        ed io ti teneva la mano

        Riapristi i tuoi occhi
        coraggiosi e gentili
        Mi lasciavi: ti dissi ti amo
        E tu ancora tornasti al richiamo.

        I tuoi sensi, il tuo cuore è ancor quello
        Più lento, più dolente è il tuo passo,
        che chiede pazienza, non canti d'uccello:
        Così la tua mente, dal muovere lasso
        Richiede rispetto al più lento suo passo.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Compleanni

          Non li conti
          più i tuoi anni
          non festeggi i compleanni,
          ma li esalti e non li spegni
          tutti i segni del vissuto.
          Non dimenticar
          che hai avuto
          una vita di colori,
          di profumi, di valori,
          di sorrisi e di allegria,
          di momenti di follia,
          di problemi poi risolti
          con drammatici risvolti.
          Ti han donato l'esperienza,
          di cui ora non fai senza,
          per capire,
          per scoprire
          che la vita va a finire
          in un lungo arcobaleno
          che disegna
          prima o poi
          quell'eterno che c'è in noi.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
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            La strada nel bosco

            Chiusero la strada lì nel bosco
            già una settantina d'anni fa,
            maltempo e piogge l'hanno cassata,
            ed ora non potresti mai dire
            che c'era un tempo una strada lì nel bosco
            prima ancora che piantassero gli alberi.
            Starà sotto la macchia e sotto l'erica,
            o sotto gli esili anemoni.
            Solo il custode riesce a vedere
            che dove cova la palombella
            e i tassi ruzzolano a loro agio
            c'era un tempo una strada lì nel bosco.

            Pure, se nel bosco ti inoltri
            in una tarda sera d'estate, quando fa
            la brezza freschi i laghetti guizzanti di trote,
            dove la lontra fischia al compagno
            (non temono gli uomini nel bosco
            poiché ne vedono ben pochi),
            udrai lo scalpitio di un cavallo
            e il frusciar di una gonna sulla rugiada,
            un galoppo fermo e persistente
            attraverso quelle nebbiose solitudini:
            quasi che perfettamente conoscessero
            l'antica perduta strada lì nel bosco...
            Ma non c'è nessuna strada lì nel bosco!
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              In Barca

              Vedi le stelle, amore,
              Ancor più chiare nell'acqua e splendenti
              Di quelle sopra a noi, e più bianche
              Come ninfee!

              Ombre lucenti di stelle, amore:
              Quante stelle sono nella tua coppa?
              Quante riflesse nella tua anima?
              Solo le mie, amore, le mie soltanto?

              Guarda, quando i remi muovo,
              Come deformate s'agitano
              Le stelle, e vengon disperse!
              Perfino le tue, lo vedi?

              Rovesciano le stelle le acque
              Acque povere, inquiete, abbandonate...!
              Dici, amore, che non viene scosso il cielo
              E immobili son le sue stelle?

              Là! hai visto
              Quella scintilla volare su di noi? Le stelle
              In cielo neanche son sicure.
              E di me, che sarà, amore, di me?

              Cosa sarà, amore, se presto
              La tua stella fosse lanciata sopra un'onda?
              Sembrerebbero le tenebre un sepolcro?
              Svaniresti tu, amore, svaniresti?
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Gioventù vergine

                Di quando in quando
                Tutto m'ansima il corpo
                E la vita mi appare negli occhi,
                Tra essi vibrando e la bocca
                Giù selvatica discende per le membra
                Lasciando gli occhi miei svuotati tumultuanti
                E il petto mio quieto colma d'un fremito e un calore;
                E giù per le snelle ondulazioni sottostanti
                Che onde diventan pesanti, di passione gonfie
                E il ventre mio placido e sonnolento
                All'istante ribelle si desta bramoso,
                Eccitato sforzandosi e attento,
                Mentre le tenere braccia abbandonate
                Con forza selvaggia s'incrociano
                A stringere - quel che non hanno stretto mai.
                E tutto io vibro, tremo e ancora tremo
                Finché la strana potenza che il corpo mi scuoteva
                Non svanisce
                E nobile non risorge l'ininterrotto fluire della vita
                Nella durezza implacabile dei miei occhi,
                Non risorge dalla bellezza solitaria del corpo mio
                Esausto e insoddisfatto.
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                  Scritta da: Silvana Stremiz
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Previsione

                  Pazienza, piccolo Amore!
                  Una donna dal petto pesante, calda come giugno entrerà
                  Un giorno e chiuderà la porta, per restare.

                  E quando l'animo tuo, oppresso, avrebbe reclamato
                  Una fresca notte solitaria, il suo petto la notte coprirà
                  pendente nella stanza tua come una coppia di gigli tigrati,
                  che i loro petali oro-pallido schiudono con ferma intenzione
                  E soffocano le tenebre blu con acre profumo, fiaccando
                  Il tuo corpo con la spinta dei suoi capezzoli, finché
                  Freschezza bramerai con una forte sete.

                  E ti ricorderai allora, con desiderio vero
                  Per la prima volta, quel che ero per te.
                  Così profondamente sogna un narciso selvatico
                  E ti attende attraverso l'oscurità
                  Fredda ed azzurra, brillando allegramente
                  Ai tuoi piedi come piccola luce.

                  Pazienza, piccolo Amore! Negli anni a venire
                  Io sarò felice per te, nella memoria.
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