Amarti un solo attimo,
respirarti un solo attimo
quasi ad amarti per sempre,
e riscaldare l'anima,
quest'anima
oramai fredda,
così
priva di emozioni
ma!
amarti un solo attimo
portando con me
un essenza
di attimi di te.
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Amarti un solo attimo,
respirarti un solo attimo
quasi ad amarti per sempre,
e riscaldare l'anima,
quest'anima
oramai fredda,
così
priva di emozioni
ma!
amarti un solo attimo
portando con me
un essenza
di attimi di te.
Il tuo triste lavorare per quegli altri,
che se li vedi
ti domandi come fanno a stare lì.
Quel tuo obbedire cieco e sordo
per la busta di ogni mese,
ad ogni cosa che ti viene chiesta.
Hai schiacciato
ormai da tempo ogni ideale,
ed ogni forma di coscienza
e di rispetto,
sei fuori dal mondo con la testa,
proprio per non capire.
Caro fratello mio
che stai dall'altra parte
pronto a menar le mani,
per l'ordine dall'alto,
al debole di turno,
o ad ingannare un poveraccio
per farti ben volere da un padrone indegno.
Adesso fai la guardia a noi,
con gli scarponi,
in piedi
sulla merda ferma,
a controllare chi ci affonda,
in quella che si muove
ed inghiotte
come se fosse un mare scuro e puzzolente
che porta giù all'inferno.
Forse
mentre stai lì
col naso ben tappato
ad osservare che tutto vada a posto
non sai neppure più da quale parte stai,
chi ti ci ha mandato,
ma il fine mese arriva a tutti
e la tua busta ti ricorda con chi sei.
Quanto hai dovuto lavorarti dentro,
berti litri di regole e doveri,
di "non vedere e non sapere".
A litri
con l'imbuto,
mentre pisciavi via tutto il tuo meglio
per fare posto al resto,
"all'istruzione".
Caro fratello mio
per nome ma non più di fatto,
siamo già tutti attesi
in fondo alla discesa
o in cima alla salita,
noi su,
stremati
e con le mani a pezzi,
ma la coscienza intera.
Tu
e quelli come te
in fondo a ruzzoloni,
e con in tasca l'ultima busta
per lasciapassare,
anche se basta vedervi in faccia
per potervi riconoscere.
Caro fratello mio perso per strada,
tu ed io,
divisi da un mestiere che è un abisso,
io faccio l'italiano
per mestiere,
tu non so.
È indubbio il giovamento nel cambiar padrone, correre sempre per il forte del momento,
tutto fa andare avanti,
ma mentre corri
se ti guardi intorno
sei sempre più da solo.
Tu,
con quei pochi
o troppi
che ti stanno al passo,
quelli come te,
tutti a studiarvi,
tutti col sorriso.
Ed all'arrivo,
all'ultimo momento,
gettate via le maschere,
tutti a ringhiare,
ad azzannarvi
per il primo posto,
ma è un posto in ginocchio,
da servo,
non dritto
da uomo.
Se sentirsi qualcuno
dove non c'è più nessuno
deve costare così tanto a troppi,
vai pure avanti
se ci credi
ma non stupirti poi
che qualche matto,
schizzato su da chissà dove,
diventi all'improvviso
un grande eroe
facendo fare a te
quella discesa
contrapposta alla salita
che tutti vorreste rimandare ad un lontano poi,
e senza mai considerarlo come un fine vita.
Caro fratello mio
cosi diverso,
caro fratello mio
cosi bastardo,
non aspettarti che ti pianga
quando verrò a sapere.
La politica, dovrebbe essere
il motore per una nazione,
i politici, sono quelli che rubano
le risorse di una nazione.
La politica, dovrebbe premiare gli onesti
e punire i disonesti,
i politici, fanno le leggi per proteggersi,
perché sono loro i disonesti.
La politica, dovrebbe dare assistenza e curare
i suoi cittadini,
i politici, è li, che creano il loro potere
per fregare meglio i cittadini.
la politica, dovrebbe combattere
il lavoro nero,
i politici, ricevono le mazzette dalle imprese
che fanno lavorare in nero.
La politica, dovrebbe combattere
mafiosi e delinquenti,
i politici, come fanno a farsi la guerra,
se sono loro i mafiosi e delinquenti.
La politica, dovrebbe essere la rappresentanza
delle personalità migliori,
i politici, sono la feccia,
la rappresentanza delle personalità peggiori...
Pomeriggio di sole sotto il bosco fluviale:
gli uccelli ascoltano la quiete del tempo,
i passi misurano la serpe del cammino,
un flauto è muto all'ombra d'un albero
sostenendo il sogno di un bambino.
Non ci sono rumori sulla verde riva
solo macchie di ali bianche
adagiate sull'acqua che scorre,
colli azzurri di anatre che danzano
sui fili di luce che filtrano dai pioppi.
Pomeriggio di colori invernali
in questo mese di gennaio
con alberi senza foglie morte
e fiori che ancora devono arrivare.
Da lontano il flauto inizia a suonare:
Sono note di labbra sorridenti
insieme al cinguettio di un uccello.
Un airone grigio becca le note
del flauto di un uomo solo.
Il bosco ha rotto il suo silenzio.
Il fiume scende gelido nel tramonto,
l'uomo cammina con i suoi pensieri,
trattenendo la luce nei suoi occhi.
Resta sola la voce del flauto
a salutare il fiume e la notte.
Meravigliarsi delle piccole cose
è la filosofia degli umili,
la voce profonda del cuore,
l'amore pieno di silenzio,
la perfezione della luce
che ci avvolge.
Meravigliarsi delle cose
è guardarsi negli occhi,
maturare nella ricerca
vivere la semplicità.
È essere se stessi.
Meravigliarsi della propria ombra
è la misura del giorno
che ci accompagna;
è il metro muto dell'uomo
che cresce e muore.
Meravigliarsi delle piccole cose
è l'antitesi dello spettro
dell'oscurità.
È la luce del giorno
racchiusa nelle mani
che ti ascolta
e ti spinge lontano.
Il freddo scende dalla montagna
insieme ai lupi della memoria:
sfiora le guance d'un bambino
leggendo lo sguardo d'un anziano.
Aspira il profumo d'una donna,
lacerando manifesti e messaggi.
Avanza il freddo di febbraio
sul selciato d'una via stretta.
Sibila insieme a una sirena
nella città misteriosa e deserta.
I passeri già sono sotto le tegole,
le colombe nei buchi del tempo.
Il freddo uccide i miei ricordi
appesi a corde di due balconi:
in uno intravvedo l'infanzia
nell'altro una barca sulle onde.
A prua c'è il sorriso di mia figlia
a poppa il vento che ci spinge.
Camminiamo insieme al freddo
sotto un cielo senza buchi neri.
Il giorno è pregno di tempesta:
pezzi di colore danzano nell'aria
sono petali di fiori freschi
lanciati da mia moglie
dalle nostre finestre aperte.
Dai tuoi occhi
il mare intravedo
non per l'azzurro delle pupille
ma per il profondo orizzonte
che mi offre.
Dalle tue labbra sorseggio
l'acqua cristallina che vita mi dona.
Nel tepore del tuo cuore
teneramente distendo i pensieri
che la mente invadono.
Ma la dimora più sognata
nella tua anima incontro
dove in unica entità eternamente
ci avvolgiamo e l'amore confine
non intravede perché l'anima è in noi
e noi siamo anima che brucia d'amore
al pari del rosso corallo.
Serviva il buio per farlo bene,
io ho spento la luce,
lui ha spinto.
Serviva fede per avere forza,
io ho pregato,
lui ha urlato.
Serviva il disgusto per poterlo fare,
io ho sputato,
lui ha sparato.
Abbiamo fatto un buon lavoro,
tutti d'accordo per una volta.
Hanno invaso il bel paese,
presidiato il parlamento,
occupato anche le chiese.
Per le strade c'è fermento,
ma non sono rivoltosi,
-tutto a posto,
non temete-,
rassicura il presidente,
-sono amici del paese-.
-Se vi sembrano un po' strani
è perché sono marziani. -
Ecco intanto la notizia,
una voce dai palazzi
che racconta com'è andata
tutta quanta la vicenda.
Anni addietro fu deciso,
"per il bene del paese"
di tagliare i troppi costi
e abbassare le pretese
della classe dirigente.
Ma ne per costi
ne pretese
si trovarono le intese.
Ed allora
con l'accordo generale,
fu decisa in gran segreto
la cessione del paese,
trattativa riservata.
Ma nessuno in questo mondo
ci vedeva di buon occhio,
causa classe dirigente,
causa stato del paese.
Dopo tanto ricercare,
sembra a un abile prelato,
venne in mente di sentire
un amico molto in alto,
così infine fu trovato quello strano compratore.
Dopo lunghe trattative
con governi e opposizioni
susseguitesi nel tempo
alla fine fu firmato
un contratto regolare
sottoscritto e registrato.
Fu comprato tutto quanto
case terre
scavi e schiavi,
pure i tanti ministeri,
sacri templi dei misteri.
Questo è quanto,
per adesso,
non è tutto.
La notizia già rimbalza
nella stampa in tutto il mondo,
titoloni dappertutto,
-alla fine ce l'han fatta -.
Han coniato un nome nuovo
"grande pacco all italiana"
che la gente un po' ignorante già battezza
"grande culo agli italiani".
Ma a sinistra si son mossi,
all'oscuro dicon loro,
di quel patto scellerato,
-fu venduta dai fascisti,
da una destra criminale-.
Cannonate di risposta
dalla destra bellicosa
-fu voluto dalla russia
anche stalin lo sapeva.
Poco dopo tregua fatta
pari e patta,
vien deciso
-no la colpa è dei massoni,
delinquenti e poco buoni,
licio gelli certo sa
venga in aula a riferire-.
Sindacati sul chi vive,
tutti pronti per la piazza
in difesa del "non so cosa"
e il diritto ad un lavoro.
Ma la festa dura poco,
c'è già ombra di tangenti,
è già in moto la giustizia
con la toga del momento.
Ma stavolta sarà dura,
figuraccia universale
tribunale d'eccezione.
Gira intanto già la voce
di un contratto reso nullo
per un fatto molto strano,
è compresa nell'accordo
la città del vaticano.
Ad un amante che aspettava
già nudo in camera d'albergo
mandò un messaggio che diceva
"faccio tardi,
resta lì steso,
arriverò".
Prese l'aereo delle 4
alla fermata più vicina,
per chissà dove,
e se ne andò,
lasciando un uomo nudo a letto
addormentato nell'attesa.
Lasciò il paese allo scompiglio
e lasciò molti a bocca asciutta,
costretti a farsi raccontare
di lei com'era
da chi l'aveva avuta.
Non era un gran spettacolo,
vederli arrivare con la bocca asciutta
ed andar via con alla bocca la bava.
Quanto ci fosse di vero
e quanto di inventato
in quei racconti
fatti forse solo per far male
noi non lo sappiamo
e chi lo sa racconta a modo suo.
Ma sono in molti a guardare in alto,
un aereo in volo,
un treno che arriva,
un passo di gambe,
un profumo percepito.