Le migliori poesie di Nello Maruca

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Scritta da: Nello Maruca

La fede

Se il guardo porti in cielo
e vedi Dio,
se lo riporti in terra
e ancor l'incontri,
se spazi sopra al mare
e lì galleggia,
se sul lago lo trovi
e pur sui monti,
se pensi al bruco fuoruscir
dall'uovo, al cambiar
di pelle e divenire
crisalide e poi farfalla,
se il pensier ti ritorna
dalla farfalla all'uovo
e in questa metamorfosi
l'opera Sua immensa
vedi e credi,
se riconosci Egli nel tuo corpo,
se tua fiducia in Egli tu riponi,
se i bisogni tuoi ad Egli esponi
e se confidi in Lui ogni certezza,
se credi che in Egli sol'è salvezza,
se ovunque il guardo giri
e lì lo vedi,
se nel morire credi andargli incontro,
se credi ch'ha poter sui tuoi peccati,
che per essi il Suo Figliolo in croce
ha dato
e che soltanto Lui tutt'ha creato,
se tutto quest'è in te:
Questa è la vera fede, la fede in Dio.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    La rosa

    Ha una rosa il mio giardino
    dall'arbusto senza spino;
    germogliata è in gennaio,
    primo fiore del mio vivaio.
    Dalla nascita che fu
    quarant'anni e poco più
    l'orticello è impreziosito
    di quel fiore assai pulito
    c'hà l'odore e lo splendore
    più di altro ogni bel fiore.
    Non è fiore nel mondo intero
    più verace e più sincero.
    Non è fiore in primavera
    tali odori da mane a sera.
    Dalle Ande agli Appennini
    degli Urali ai confini
    per quanti siano fiori
    non trovi quegl'odori.
    Scarso l'orto è d'averi
    ma tal* ricco è il suo vivaio * talmente
    che copre ogni divario.
    Nello Maruca
    Composta giovedì 30 novembre 2006
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      Scritta da: Nello Maruca

      Qualità del cornuto

      La bontà, è risaputo, qualità
      è del cornuto che quand'anco la sua donna
      trova a letto con l'amico a sfregarsi
      l'ombelico, li osserva desolato
      e per mera umanità, avvilito,
      se ne va..
      Poi credendo che l'amico dipartito
      si sia già, come d'uso d'ogni dì,
      torna a casa al mezzodì; da sull'uscio
      fragoroso ode il riso degl'amanti
      e allora cosa fà? Scoraggiato
      se ne va.
      Attraversa il ponte grande, scende giù,
      verso la valle, si sofferma sulla sponda,
      guarda l'acqua gorgogliante: si lo fò.
      Indi pensa alla sua donna, indietreggia
      di un bel po': Poverina! Non lo fò.
      Ed allora cosa fa? Mogio, mogio
      se ne va.
      La campana dondolante dona l'ora
      della sera, il profumo delle viole
      sta a nunziare la primavera;
      Lui è solo nei suoi pensieri: a quest'ora
      ancor lo trovo? Certo no!, è ora di cena.
      Farfugliando in questo dire verso casa
      s'incammina.
      Mentre il sole cala a ponente
      avanzando lentamente, con il cuore
      palpitante guarda in alto, ahimè
      chi vede? È l'amico alla veranda
      che ridendo sta cenando. Si domanda:
      Mo che fò? Più lontano me ne vo.
      Poi, intanto, la campana dalla vetta
      al campanile lenta batte mezzanotte;
      con in cuore speranze vane fa ritroso
      il suo cammino, alla luce della luna
      della casa ai gradini stancamente
      s'incammina e la chiave nella toppa
      ruota lento, pian pianino e con fare
      quasi furtivo alla camera da letto
      tristemente s'avvicina. La sua donna
      con la guancia è distesa sulla pancia
      dell'amante ch'è d'accanto. Indietreggia,
      va in cucina, un trinciante stringe
      in pugno e s'avventa alla consorte
      e dell'uomo fa stessa sorte. Poi s'accascia
      lentamente e riposa, finalmente.
      Pure questo è risaputo qualità
      è del cornuto. N. Maruca.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca

        Randagi

        Fummo perch'eravamo quand'ancor
        erano vitali, focosi e fermi Lor;
        or più non siamo perché saremmo solo
        se confissi rimasti fossimo in suolo
        e fosse in noi presenza vista di Loro
        e nostre ovazioni al Ciel fossero coro;
        contenti ancor vivremmo com'allora,
        quel ch'eravamo allora saremmo ancora.

        Ma più non è e, più mai così potrà
        ch'ognuno disperso s'è dritto sentiero,
        colui che s'accompagna mai vorrà
        che si ritrovi quel sentiero primiero.
        China la fronte a ciò che a lor piace,
        imbelli seguitiamo l'altrui volere,
        ad altra volontà noi si soggiace.
        Non intelletto umano ma sol di fere.
        Nello Maruca
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          Scritta da: Nello Maruca

          Ricordi

          Rosa il tuo nome e rosa eri di viso
          Ricordo, Mamma, il tuo bel sorriso;
          ricordo quell'incedere tuo lesto,
          ricordo radunati i capei a cesto.

          Ricordo gli occhi tuoi castano scuro,
          ricordo del tuo amore sempre puro;
          ricordo il tuo bel mento ovaleggiante
          su quel bel viso splendido, raggiante

          Ricordo, Mamma, quando al casolare,
          raccolti accanto al grande focolare
          raccontavi per noi fatti e romanze
          di principi e duchesse in grandi stanze.

          Principato, ducato e marchesato
          Quante fiabe per noi hai tu inventato!
          Altro dare di più non si poteva:
          in miseria di guerra si viveva.

          Ricordo i tempi degl'oscuramenti,
          i razzi a notte fonda rilucenti,
          ricordo le nottate fredde, io ignudo,
          quando il Tuo corpo a me facea da scudo

          per quei rumori forti ed assordanti
          di velivoli in cielo roteanti.
          Di gran paura si stringeva il core
          ma Tu coprivi tutto col tuo amore.
          .
          Allo scoppio di bombe a noi vicino
          stringevi a Te più forte il corpicino;
          lo facevi così, con tant'ardore,
          che risentirlo lo vorrei a quest'ore.

          E, mi ricordo, Mamma, le speranze
          che in quelle tristi, brutte circostanze
          trasmettevi nel debol cuoricino
          Dell'arrivo di Papà così vicino.

          Lo facevi con sì tanta fermezza
          che dissolvevi in me forte l'ebbrezza
          nella certezza di veder domani
          il Suo bel volto e le Sue grandi mani.

          Or più non sei, dolce mia Mamma
          cara, di Te solo ricordi in alma
          serbo, ricordi che mi servono a pensare,
          ricordi che mi portano a sperare.
          Nello Maruca
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            Scritta da: Nello Maruca

            Lussuria

            Dapprima all'uomo Iddio donò la vita,
            del costato di lui donna formò ardita,
            d'ella ad Adamo regalò il sorriso
            assieme a regale casa in Paradiso.

            Nasce, così, il connubio umano
            ch'essendo buono diventa tosto strano
            tanto che pur di cristianità esser dottrina
            stringi una mano e presto sei in berlina.

            Finché il giorno arrivò del matrimonio
            giammai fu Adamo d'abominio a Dio.
            Sempre fedele fu agl'insegnamenti,
            mai il proibito toccò degl'alimenti.

            Ma quando ch'ebbe con egli la compagna
            lasciossi intenerire da sua lagna;
            a viso bello, in personaggio abietto,
            resistere non seppe, poveretto!

            Onde non essere ad ella in dispiacere
            fece quel ch'era d'ella il suo volere:
            Avido ingurgitò il frutto proibito
            che penzolava dall'albero lì sito.

            Subito preso fu da gran terrore
            e d'incontrare Iddio ebbe timore;
            paura aveva d'essere trovato
            ma fu scovato e lesto fu scacciato.

            Errabondo va l'uomo da quel dì
            per la scomunica ch'addosso gli finì,
            per colpa della donna maledetta
            l'umanità ridotta è alla distretta.

            Beato chi da sol vita conduce
            ché, d'essa a fine, finisce nella Luce.
            Il Maligno da sé ha distanziato
            giacché donna in vita ha mai amato.

            Per quel che sopra è detto, o uomo saggio,
            deserta il tristo tuo retaggio
            e da cattiva lonza stai in lontananza
            poiché lupo la veste perde, non l'usanza.
            Nello Maruca
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              Scritta da: Nello Maruca

              Il pentimento

              O Genitori che state sotto ai pini
              Udite la mia prece o miei divini,
              sentite quanto grande è il pentimento
              di me che non ho colto il buon momento.

              Di stupidità pervasa la mia mente
              Indegnamente fui da Voi assente
              Ed or che più rimediar non posso
              Il danno rimpiango e il tempo lasso

              E me compiango di quanto non fui lesto
              E per quanto vile fu ogni mio gesto
              Nel trascurare per bramosia i Vostri affanni
              ArrecandoVi assai molti più danni.

              Per i dovuti e mancati omaggi
              Perdono: la mia prece è per Voi oggi,
              finché vivrò nel profondo del petto Vi terrò
              e sempre nei pensieri reconditi Vi avrò.

              Del male fatto assai molto mi dolgo
              E a Voi Anime elette mi rivolgo:
              Alfin che trovi la perduta calma
              Raggiunga il perdon Vostro la mia alma.
              Nello Maruca
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                Scritta da: Nello Maruca

                Arrivismo

                Pusillanime, miserevole don Abbondio
                dell'Opera manzoniana turpe figuro,
                alla vista dei bravi, dal guardo truce e duro
                fu, tremante del proprio io, dimentico di Dio.
                Poscia, ancor, fremente di rabbia e di paura
                cavalcar dovette la dispettosa mula
                che rasentando sen'iva l'orlo dell'altura
                con la testardaggine degna d'essa mula.

                Di sua paura colpa nessuna avea, il poverello,
                giacché cavalcato mai avea mulo o asinello.
                Mai, prima, di brutti ceffi fu a lor cospetto
                perciò il freddo trafissegli carni e petto.
                La sua dimestichezza era il breviario
                che al libro accompagnava del lunario;
                marchiato, pur tuttavia, fu di vigliaccheria
                cui mescolanza avea a risaputa tirchieria.

                Col segno a fuoco sulla fronte impresso
                per la codardia, vittima fu di se stesso;
                qual'uomo da nonnulla fu additato
                e da ciascuno schivato e allontanato.
                Misero più d'egli è il cavaliere esperto
                che di bestie da soma fu domatore certo,
                dacché teschio è vuoto e di cervello senza
                per perdita d'onestà, scienza e coscienza.

                Grand'uomini furonvi d'onori e d'armi
                che per amore ridussero lor intelletti inermi;
                l'Orlando per l'Angelica perse il cervello
                ma egli, per poco o nulla, perse il fardello.
                Quegli nobile sentimento seguitava
                per cui la sua pazzia giustifica trovava;
                questi l'amata lasciava per materia
                quando già dava, da trent'anni, onori e gloria.

                Perso, con l'abbandono ha amori, grazie, onori
                e scomparsi sono i prati seminati a fiori;
                d'irsute spine la via tortuosa prende
                mentre ogni giorno più in basso scende.
                In quel che don Abbondio credea infausto giorno
                reggere, della stupida mula, seppe il governo
                e tra preghiere, lamentele, suppliche e lagne
                agli applausi, alla fine, passò dalle vergogne.

                Il cavaliere credendosi sommo del meglio
                da furente il destriero lancia allo sbaraglio
                mentre, lemme, l'arciere scaglia la freccia
                che il cavaliere nuotar fa nella feccia.
                Ora s'affligge sull'operato suo nefasto
                cercando dar riparo al provocato guasto;
                al coccodrillo s'accosta a somiglianza
                che piange su distrutta figliolanza.
                Nello Maruca
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                  Scritta da: Nello Maruca

                  Amore di donna

                  Della sua infedeltà, donna, sapesti
                  e muta il patimento in cuor tenesti
                  e proseguisti a seminare amore
                  e a lungo celasti il tuo amore.

                  Dell’altrui duolo pur ti caricasti,
                  mai affaticata o stanca ti mostrasti
                  e grande donna sempre fosti in tutto
                  e nel lavor trovasti tuo costrutto..

                  Se stato anco solo quest’atto fosse
                  e nessun altro mai fatto n’avessi
                  sol per l’amore tuo che mai si cesse
                  e per bontate ch’altri ebbero eccessi

                  meriteresti posto in una icona
                  a simboleggiar madre e moglie buona
                  ed affermare che non è circostanza
                  mostrare che l’amore sia abbastanza.

                  Enumerar tue qualità non posso
                  che assai  furo, che parrebbero eccesso;
                  una sol cosa, voglio, però, dire:
                  da chi fu mai capito il tuo patire?
                  Nello Maruca
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                    Scritta da: Nello Maruca

                    Pupa

                    E dei sinceri giochi di bambini
                    fummo e lei e io ingenui compagni
                    così crescemmo un poco birichini
                    tra i campi a nascondino tra i castagni.

                    Quando cresciuti, un poco, più grandetti
                    ci ritrovammo a scuola, fanciulletti,
                    poi giovinetti ancora tre anni fummo
                    e altri cinque poi assieme viaggiammo.

                    Così finisce lei ciclo di studio
                    mentr'io m'avvio in verso l'ateneo,
                    gode ella del lavoro già il preludio
                    ignara dal sapere ch'avrà gran neo.

                    E sposa e va più in là, oltre confine,
                    rigonfio cuore di speranza e amore,
                    animo sincero, gentile e fine
                    lungi pensar di perdere l'onore.

                    Ma l'uomo ch'à, di pietra tiene cuore
                    ch'appen che luce vede primo fiore
                    con la minaccia a lei la strada impone
                    dopo strenua lotta ed aspra tenzone.

                    Così la trovo là, in ginocchione
                    smunta da duol, piangenti gl'occhi,
                    racconta lesta sua maledizione,
                    m'affida per sua bimba due balocchi.

                    Domani non sarò, figliola cara,
                    deposta giacerò nella mia bara
                    ma veglierò su te dal Paradiso
                    onde i miei pianti sian per te sorriso.

                    Aspetta, Pupa mia, teco son pur'io,
                    aspetta qui, un poco, il mio ritorno
                    che certo mi ha mandato il gran buon Dio,
                    vedrai, doman sarà diverso giorno.

                    Quando che fui coi militi di torno
                    stesa la ritrovai immersa a sangue,
                    nel biglietto è scritto: Il cuore langue,
                    meglio l'onore, figlia, che l'inferno.

                    Potrai guardare dritto negli altrui occhi
                    ch'onor per frutto lascio e due balocchi.
                    Nello Maruca
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