Poesie d'Autore


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Allora

Allora... in un tempo assai lunge
felice fui molto; non ora:
ma quanta dolcezza mi giunge
da tanta dolcezza d'allora!
Quell'anno! Per anni che poi
fuggirono, che fuggiranno,
non puoi, mio pensiero, non puoi,
portare con te, che quell'anno!
Un giorno fu quello, ch'è senza
compagno, ch'è senza ritorno;
la vita fu vana parvenza
sì prima sì dopo quel giorno!
Un punto!... così passeggero,
che in vero passò non raggiunto,
ma bello così, che molto ero
felice, felice, quel punto!
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    L'agrifoglio

    Sul, limitare, tra la casa e 1'orto
    dove son brulli gli alberi, te voglio,
    che vi verdeggi dopo ch'io sia morto,
    sempre, agrifoglio.

    Lauro spinoso t'ha chiamato il volgo,
    che sempre verde t'ammirò sul monte:
    oh! Cola il sangue se un tuo ramo avvolgo
    alla mia fronte!

    Tu devi, o lauro, cingere l'esangue
    fronte dei morti! E nella nebbia pigra
    alle tue bacche del color di sangue,
    venga chi migra,

    tordo, frosone, zigolo muciatto,
    presso la casa ove né suona il tardo
    passo del vecchio. E vengavi d'appiatto
    l'uomo lombardo,

    e del tuo duro legno, alla sua guisa
    foggi cucchiari e mestole; il cucchiare
    con cui la mamma imbocca il bimbo, assisa
    sul limitare.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Scalpitio

      Si sente un galoppo lontano
      (è la...? ),
      che viene, che corre nel piano
      con tremula rapidità.
      Un piano deserto, infinito;
      tutto ampio, tutt'arido, eguale:
      qualche ombra d'uccello smarrito,
      che scivola simile a strale:
      non altro. Essi fuggono via
      da qualche remoto sfacelo;
      ma quale, ma dove egli sia,
      non sa né la terra né il cielo.
      Si sente un galoppo lontano
      più forte,
      che viene, che corre nel piano:
      la Morte! La Morte! La Morte!
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Sera Festiva

        O mamma, o mammina, hai stirato
        la nuova camicia di lino?
        Non c'era laggiù tra il bucato,
        sul bossolo o sul biancospino.
        Su gli occhi tu tieni le mani...
        Perché? Non lo sai che domani...?
        din don dan, din don dan.
        Si parlano i bianchi villaggi
        cantando in un lume di rosa:
        dell'ombra dè monti selvaggi
        si sente una romba festosa.
        Tu tieni a gli orecchi le mani...
        tu piangi; ed è festa domani...
        din don dan, din don dan.
        Tu pensi... Oh! Ricordo: la pieve...
        quanti anni ora sono? Una sera...
        il bimbo era freddo, di neve;
        il bimbo era bianco, di cera:
        allora sonò la campana
        (perché non pareva lontana? )
        din don dan, din don dan.
        Sonavano a festa, come ora,
        per l'angiolo; il nuovo angioletto
        nel cielo volava a quell'ora;
        ma tu lo volevi al tuo petto,
        con noi, nella piccola zana:
        gridavi; e lassù la campana...
        din don dan, din don dan.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          La cucitrice

          L'alba per la valle nera
          sparpagliò le greggi bianche:
          tornano ora nella sera
          e s'arrampicano stanche;
          una stella le conduce.
          Torna via dalla maestra
          la covata, e passa lenta:
          c'è del biondo alla finestra
          tra un basilico e una menta:
          è Maria che cuce e cuce.
          Per che cuci e per che cosa?
          Un lenzuolo? Un bianco velo?
          Tutto il cielo è color rosa,
          rosa e oro, e tutto il cielo
          sulla testa le riluce.
          Alza gli occhi dal lavoro:
          una lagrima? Un sorriso?
          Sotto il cielo rosa e oro,
          chini gli occhi, chino il viso,
          ella cuce, cuce, cuce.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Rio Salto

            Lo so: non era nella valle fonda
            suon che s'udìa di palafreni andanti:
            era l'acqua che giù dalle stillanti
            tegole a furia percotea la gronda.
            Pur via e via per l'infinita sponda
            passar vedevo i cavalieri erranti;
            scorgevo le corazze luccicanti,
            scorgevo l'ombra galoppar sull'onda.
            Cessato il vento poi, non di galoppi
            il suono udivo, nè vedea tremando
            fughe remote al dubitoso lume;
            ma poi solo vedevo, amici pioppi!
            Brusivano soave tentennando
            lungo la sponda del mio dolce fiume.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              L'uccellino del freddo

              Viene il freddo. Giri per dirlo
              tu, sgricciolo, intorno le siepi;
              e sentire fai nel tuo zirlo
              lo strido di gelo che crepi.
              Il tuo trillo sembra la brina
              che sgrigiola, il vetro che incrina...
              trr trr trr terit tirit...
              Viene il verno. Nella tua voce
              c'è il verno tutt'arido e tecco.
              Tu somigli un guscio di noce,
              che ruzzola con rumor secco.
              T'ha insegnato il breve tuo trillo
              con l'elitre tremule il grillo...
              trr trr trr terit tirit...
              Nel tuo verso suona scrio scrio,
              con piccoli crepiti e stiocchi,
              il segreto scricchiolettio
              di quella catasta di ciocchi.
              Uno scricchiolettio ti parve
              d'udirvi cercando le larve...
              trr trr trr terit tirit...
              Tutto, intorno, screpola rotto.
              Tu frulli ad un tetto, ad un vetro.
              Così rompere odi lì sotto,
              così screpolare lì dietro.
              Oh! lì dentro vedi una vecchia
              che fiacca la stipa e la grecchia...
              trr trr trr terit tirit...
              Vedi il lume, vedi la vampa.
              Tu frulli dal vetro alla fratta.
              Ecco un tizzo soffia, una stiampa
              già croscia, una scorza già scatta.
              Ecco nella grigia casetta
              l'allegra fiammata scoppietta...
              trr trr trr terit tirit...
              Fuori, in terra, frusciano foglie
              cadute. Nell'Alpe lontana
              ce n'è un mucchio grande che accoglie
              la verde tua palla di lana.
              Nido verde tra foglie morte,
              che fanno, ad un soffio più forte...
              trr trr trr terit tirit...
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Anniversario (1890)

                Sappi - e forse lo sai, nel camposanto -
                la bimba dalle lunghe anella d'oro,
                e l'altra che fu l'ultimo tuo pianto,
                sappi ch'io le raccolsi e che le adoro.
                Per lor ripresi il mio coraggio affranto,
                e mi detersi l'anima per loro:
                hanno un tetto, hanno un nido, ora, mio vanto:
                e l'amor mio le nutre e il mio lavoro.
                Non son felici, sappi, ma serene:
                il lor sorriso ha una tristezza pia:
                io le guardo - o mia sola erma famiglia! -
                e sempre a gli occhi sento che mi viene
                quella che ti bagnò nell'agonia
                non terminata lagrima le ciglia.
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                  Scritta da: Silvana Stremiz
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Nel giardino

                  Nel mio giardino, là nel canto oscuro
                  dove ora il pettirosso tintinnìa,
                  col gelsomino rampicante al muro,
                  c'è la gaggìa;
                  e or che ottobre dentro la vermiglia
                  foresta il marzo rende morto al suolo,
                  e sembra marzo, come rassomiglia
                  bacca a bocciuolo,
                  alba a tramonto; nelle tenui trine
                  l'una si stringe, al roseo vespro, quando
                  l'altro i suoi fiori, candide stelline,
                  apre, alitando;
                  ed al sospiro dell'avemaria,
                  quando nel bosco dalle cime nude
                  il dì s'esala, il cuore in una pia
                  ombra si chiude;
                  e l'anima in quell'ombra di ricordi
                  apre corolle che imbocciar non vide;
                  e l'ombra di fior d'angelo e di fior di
                  spina sorride.
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                    Scritta da: Silvana Stremiz
                    in Poesie (Poesie d'Autore)

                    Anniversario (1891)

                    Già li vedevo gli occhi tuoi, soavi
                    seguirmi sempre per il mio cammino,
                    chinarsi mesti sul mio capo chino,
                    volgersi, al mio dubbiar, dubbiosi e gravi.
                    Come col dolor tuo mi consolavi,
                    come, o cuore vivente oltre il destino!
                    Come al tuo collo ti tornai bambino
                    piangendo il pianto che su me versavi!
                    Or che rivivo alfine, or che trovai
                    ah! Le due parti del tuo cuore infranto,
                    ora quell'occhio più che mai materno...
                    No: tu con gli altri, al freddo, all'acqua, stai,
                    con gli altri solitari in camposanto,
                    in questa sera torbida d'inverno.
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