Non agitarti tanto, che ali tu non hai non puoi ancora volare, impara a camminare, a pensare di tutta la tua vita che cosa ne vuoi fare... Devi ringraziare chi ti ha dato amore, chi ti ha insegnato a piangere e a gridare. Chi ti ha visto nascere e crescere, insegnato ad amare, ti ha lavato con lacrime, asciugando il dolore, ti ha donato una vita, con immenso amore. Ora vuoi andare lontano, senza pensare al suo cuore, soffrirà da morire, perché di certo sa, che non sai ancora volare.
Ancora sento la tua voce, non voglio capire, ma hai lasciato tracce di te nell'aria, e continuo a morire. E mi invento i contorni, sono anima persa, aspettando che torni. Io ho bisogno di te, ho bisogno di aria, troppo tempo è passato ma sei qui nel mio cuore, perché mi hai lasciato? Io più non respiro, ho bisogno d'amore ma non voglio pensare, che non vuoi più tornare. Ho bisogno di te, ho bisogno di aria, o mi lascio morire.
Disse un giorno er topo ar gatto, facciamo un patto, nun ce scannamo più, nun me te magnà te prego te ne sarò eternamente grato. Passa un po' de tempo, e parea che er gatto avesse capito, m come er sorcio je venne a tiro, s'acquattò, se fece un giro e l'aspettò ar buco della tana, ce fece un sol boccone, se dice: nun fa la fine der topo, nun fa er fregnone. Nun te fidà mai delle promesse e de chi troppo se lagna, perché d'istinto pe la rabbia te se magna.
Speranza, l'ultima, sola a rimanere, quando tutto è deserto, come bere? Quest'arsura che impolvera la gola, come dissetarsi? Non puoi pronunciar parola, solo annuire o dissentire, per dire basta. Orgoglio no! Niente più mi resta caduta così in basso, mentre da lontano un ombra s'appresta, cosa vorrà da chi non ha niente da offrire, l'ultima goccia, si l'ultima goccia, da chi non parla per non dover sentire, solo la vita, per chi in vita, si credeva roccia.
Sono aquile vere che solcano il cielo con bagliori accecanti ed ali possenti. Son lingue di fuoco che prede ghermiscono in volo. Hanno occhi di lince, lo sguardo è assai fiero e tutto l'ardore ce l'hanno nel cuore. Eroi senza terra, padroni dell'aere, veloci sparvieri. Fedeli alla patria, ai loro valori, le frecce tricolori; coprono di onori la nostra bandiera, che all'inno d'Italia, sventola fiera.
Vi consegno nelle mie poesie, tutta la mia vita, amori, segreti e dolori, da ricercare nelle mie parole, per chi ancora non mi ha capita. Vecchi rancori, offese ed onori, amici rimasti, amici ormai andati, con tante promesse, pochi risultati. Un fiore dato, un sogno mancato, una mano che non ho stretto, una scusa che non ho fatto, eppure tanto ho offerto, con tanto amore, l'anima mia ha sofferto. Vorrei comunque ringraziare la mia buona sorte, perché ogni mio desiderio si è avverato, tutti quelli che mi hanno insegnato a vivere, e a non aver paura del peccato, a pensare sempre positivo, quando ancora il mondo io non conoscevo. Ora che son grande, guardo la mia vita, sono contenta di come l'ho vissuta, tutto rifarei, e le cose lasciate a metà, vorrei portarle a termine se il Signore mi dà questa possibilità.
Capisco la mia colpa, è stata una follia, non posso fingere, ma liberare il cuore, devo lasciarlo andare dove vuole. In questo momento, capisco il tuo tormento, ma non mi devi odiare. Dentro me resterai, non scordarlo mai, sei stato un grande amore, poi quello che c'è stato, e perché è finito non so spiegartelo. Non portarmi rancore, anch'io ho un gran dolore ma non potevo fingere, voglio provare e poi se ancora lo vorrai... Non so se durerà ma sono pronta sai, io non mi illudo mai, ma quello che ho nel cuore, devo lasciarlo andare, fammi provare... non costringermi in una bugia, non mi devi odiare.
Non mi son resa conto, che ormai non ci sei più, guardo il letto disfatto, una lacrima vien giù. Da quando sei partito più niente sai ho toccato sicuro che ho sbagliato ma giuro che ti ho amato, forse a modo mio. Mi rimetto in gioco, mi rifaccio il trucco, sì ci vuole poco, su ferite stucco, con la faccia nuova e rimessa in sesto stasera ci riprovo e farò poi presto con un nuovo amore, senza farmi illusioni proverò nuove sensazioni. Ma cosa sto a pensare ormai non ci sei più. Torno delusa a casa con l'amaro in bocca, metto a posto ogni cosa, il letto non si tocca, è come l'hai lasciato, sto diventando pazza e cerco il tuo profumo, adesso sono sola, perché non torni più...
Me ricordo ancora l'anni belli, quanno piccolina scavalcavo i cancelli, quanno c'era da scappà, corevo, ero un maschiaccio e nun, me coreggevo. Avoja a famme mancà li dorci, me li annavo a fregà come li sorci. Ne ho combinate de marachelle ho messo in croce le mie monachelle. Un giorno stavo nella chiesa inginocchiata, dove le monache ce passano la vita, me so fissata sopra l'ostia consacrata, perché a me nun me l'hanno mai data? Quanno ch'è finita la funzione, me so nascosta dietro ad un bancone e quatta quatta me so fregata L'Ostia. L'indomani, ar momento della consacrazione, annavano tutti cercanno quella bestia. Sarà sicuramente un sorcio o che mai sarà, senza sapè che ancora me la stavo a magnà, ma giuro, nun capivo niente a quella età. Presto m'hanno scoperto e pe punizione, m'hanno fatto fa la prima comunione.
Non lasciar la mia mano, la mia mamma diceva ti porto in un posto incantato. Mi rivedo bambina, una favola, tra luci e colori, non volevo svegliarmi da quel sogno, col naso spiaccicato su dolci in vetrina. Ed ora eccomi quà, non è così che doveva andare ma la vita è tutta un'altra cosa. La rabbia ti prende nel ricordare, che la sua mano hai dovuto lasciare, ti rendi conto che è andato tutto diversamente e tutte quelle favole che ti raccontava, sapevano di niente. Hai avuto pochi attimi per distrarti, vorresti essere ancora al Luna Park, su quella giostra che girava, che girava vorticosamente e non ti dava tempo di pensare. Ora sei grande, devi scendere, ma non riesci a camminare, e cadi e piangi, cerchi ancora la sua mano, e di nuovo su quella giostra vorresti tornare, per dimenticare. Forse l'uomo dei palloni ti può salvare ed allora ne chiedi uno, per poter volare in cielo e non tornare.