Poesie personali


Scritta da: Gennaro Keller
in Poesie (Poesie personali)

Tu che sei amore

Non sei meteora
né spazio vuoto
né piuma al gioco dei venti.
Non sei il tempo di una notte
né bagliore dell'estate
né fiamma che si spegne
né suono che svanisce
né nebbia che si dirada,
tu che oscuri il paradiso
e accendi le speranze,
tu, poesia d'oriente e d'occidente,
tu che giochi
con la vita e con la morte
tu, dolce riflesso
dei miei pensieri
ricchezza pura
splendore atavico
melodia che soffoca il respiro
arte vivente
opera di Dio
seme della vita
tu, che consacri l'esistenza
illuminando le mie tenebre.
Tu, luce d'Amore
colore del mio buio
felicità dei giorni tristi
dolce illusione
unica rosa
tra le spine della vita
tu che accogli i miei passi
e le mie braccia
la mia gioia
il mio dolore
sguardo d'Amore,
tu, che sei Amore
tu, unica
mia Poesia!
Composta mercoledì 7 settembre 2011
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    in Poesie (Poesie personali)

    Stille

    Se vivessimo in un mare di piacere
    ci lasceremmo trascinare ben presto in basso
    e storditi in esso annegheremmo.
    Chi mai, invece, vorrebbe annegare nel dolore?
    Ci preoccupiamo di tenerci bene a galla,
    guai a lasciarsi andare!
    Riconoscenti accogliamo quelle piccole gocce
    che misericordiose per qualche attimo
    rischiarano i bui flutti in cui ci dibattiamo.
    Il piacere, per esser definito tale,
    deve assomigliare a una minuscola, brillante goccia
    che cade in un mare di torbido dolore.
    Composta lunedì 8 agosto 2011
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      Scritta da: Roberto Giusti
      in Poesie (Poesie personali)

      Amor di Luna

      Luna... nella notte splendi
      come la più meravigliosa delle stelle,
      alzo gli occhi al cielo
      e t'ammiro con stupore vero.

      Luna... hai fulminato il mio cuore
      spezzando ogni logica ragione,
      ti amo oggi più di ieri
      nel sfuggente universo di ricordi e dolci pensieri.

      Luna... la nostra complicità
      reclama ancora quel senso d'amore,
      perché da questa vita
      pretendo che la nostra storia

      ... sia infinita.
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        Scritta da: Franca
        in Poesie (Poesie personali)

        Arabeschi di luce

        Nell'ombra del mio mattino:
        in ogni comparto
        penetra sommessamente la vita.
        Non me n'ero accorta,
        ma a poco a poco
        qualcuno aveva stampato in me
        magici arabeschi.
        I disegni variegati,
        le forme simmetriche,
        il chiaro, lo scuro
        s'alternano e incantano.
        La polverina sospesa
        nei raggi che tendono al cuore
        pullula freneticamente
        e mi rianima.
        Composta sabato 4 giugno 2005
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          Scritta da: Alessandro Di Pinto
          in Poesie (Poesie personali)

          Ho perso

          Ho perso
          L'amore
          Perché non sapevo
          Ascoltare il battito
          Del mio cuore
          Ho vinto la vita
          Ma ho sempre un dolore
          Ho spento
          I miei sogni di un bambino
          Che voleva ciò
          Che non aveva mai
          Avuto
          Ho corso
          Solo per mille sentieri
          Primo e solo
          Confuso in essi
          Ho pianto
          In compagnia del bicchiere
          Che mi odiava già
          Ho aperto
          La mia mente
          Ad una nuova realtà
          Proprio quella
          Di cui il titolo
          È la verità...
          Composta venerdì 16 settembre 2011
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            Scritta da: Andrew Ricooked
            in Poesie (Poesie personali)

            Troppo distratto: inciampi

            Cosa ho imparato da questi ultimi
            3 giorni?

            Ho imparato che
            se
            un giorno mi troverò
            di nuovo
            faccia a terra
            a respirare la
            polvere
            non dovrò fare altro che
            girarmi
            a pancia in

            e
            aspettare.

            Aspettare
            una mano che mi aiuti a
            rialzarmi.
            Nel frattempo ci penseranno le
            stelle
            a tenermi compagnia.
            Composta venerdì 16 settembre 2011
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              Scritta da: Ada Roggio
              in Poesie (Poesie personali)

              Signore

              Signore, non so più pregare.
              Signore, non riesco più a pregare.
              Signore... Arrivata chissà come, qui.
              Tra sapori di borgo antico, case affacciate tra loro,
              gruppi di donne sedute vicino all'uscio
              a raccontare storie del passato,
              lampioni dal dolce color dorato,
              a rispecchiare il tempo che fu.
              Non so come,
              non so quando,
              ma ora sono qui dinanzi a questo gran portone
              di questa cattedrale, immersa dagli antichi sapori,
              dal fascino storico primeggianti colori di terra.
              Signore, non so più pregare.
              Signore, non riesco più a pregare.
              Signore...! Sento la tua voce, ma!
              Entro, segno di croce, m'inginocchio.
              Alzo lo sguardo,
              mi sento come entrata in una grande boscaglia.
              Piccoli raggi di luce
              penetrano attraverso quelle piccole finestrelle
              Lungo il percorso che precede l'altare,
              distolgono il mio sguardo
              gli altari di marmo stile barocco,
              quadri raffiguranti Madonne, Santi.

              Signore, non so più pregare.
              Signore, non riesco più a pregare.
              Signore...! Sento la tua voce, più vicina che mai.
              Arrivata all'altare maggiore,
              splendida visione per i miei occhi,
              luce meravigliosa per il mio cuore,
              incantevole sensazione sente la mia anima
              Altare dalle mille meraviglie, luci.
              Una luce splendente appare ai miei occhi,
              mamma con bambino,
              ricomincio a pregare, il mio sguardo rivolta a te
              Madonna dello Sterpeto, a me il pensiero di madre.
              Signore, mi hai chiamata a te,
              affinché tornassi a pregare?
              Io che credevo di non saper più pregare
              D'un tratto la boscaglia diventa una reggia luminosa,
              candele con fiammelle danzanti,
              al suono dell'organo, e voci bianche.
              Il mio cuore sorride, la mia anima gioisce sto pregando.
              Signore, tu che tutto puoi, ti do queste mie mani vuote,
              ma ricche d'amore,
              fa che tornino a dare carezze di mamma,
              abbracci di mamma.
              Una mamma.
              Attraverso il percorso a ritroso,
              tutto appare magica atmosfera.
              Rivolgo lo sguardo all'altare inchino il capo,
              segno di croce, esco dal grande portone.
              Sorride il mio cuore.

              Signore parte 2°

              Quel giorno.
              Dopo essere uscita dalla Cattedrale di Santa Maria Maggiore,
              mi sentivo rinata con tanta voglia di pregare; ma ad un tratto quelle strade antiche al mio passaggio sembravano piano piano stringersi sempre di più.
              Le donne dinanzi all'uscio; che raccontavano il passato,
              ad un tratto si trasformavano ai miei occhi in streghe e vampiri.
              I lampioni dalla luce color dell'oro si trasformavano,
              non illuminavano più il mio cammino, lo tingevano di rosso sangue,
              avevo tutto il corpo tinteggiato di quel color sangue,
              rabbrividivo.
              Cominciai a correre,
              follemente correvo verso il niente,
              ma correvo,
              tutto divenne una boscaglia intrecciata di sterpi pieni di spine,
              alberi che diventavano mostri a più teste si dimenavano al forte vento che li faceva volteggiare.
              Correvo,
              correvo.
              I portoni sembravano aprirsi.
              Somigliavano alla pancia della balena.
              Facce a me note venivano fuori e sentivo le loro voci a me tanto famigliari per la paura.
              Mi sentivo attaccata dai cattivi, i loro intrighi, le loro voci, mi avevano portato nella disperazione in tutti questi anni, cattivi che mi hanno portato via tutto.
              Correvo, correvo vedevo le loro facce piene di risa,
              mentre blateravano per darmi colpe mai commesse per trattenersi tutto cio che mi avevano preso plagiandomi, portandomi li dove non c'è ragione, psicologicamente inerme, psicologicamente fragile, psicologicamente annientata, psicologicamente nullità.
              Correvo, correvo avevo attraversato quasi tutta Via Duomo, passando dalla chiesa di Sant'Andrea senza fermarmi, io che in quella chiesa trovavo pace del cuore, quando mi recavo a pregare in passato.
              Mi ritrovai tra gli alberi che circondano i giardini del castello Svevo dedicati ai fratelli Cervi.
              Mi fermai lì dinanzi al castello Svevo cominciai ad intravedere la forma quadrangolare con i bastioni pentagonali lanceolati nei quattro spigoli, con i quattro bracci che li uniscono.
              Ricominciai a vedere la mia terra, la mia città, piano piano ricominciai a vedere le bellezze artistiche che i miei occhi non vedevano più.
              Ma!...
              I miei occhi hanno fame d'amore di mamma
              Il mio cuore ha fame di carezza di mamma e bambino
              La mia mente psicologicamente ferma la,
              agli anni della vostra adolescenza
              Vi rivedo, ogni momento della mia giornata.
              Al mattino quando apro gli occhi,
              e intorno a me silenzio,
              Mentre preparo la colazione.
              Quando m'incammino per andare a lavoro,
              vorrei darvi la mano, vi cerco, vi chiamo.
              Quando ritorno a casa per preparare il pranzo,
              tutti a tavola mi vien voglia di gridare.
              Come se la mia voce diventasse fioca,
              come se non avessi più fiato.
              Come se non avessi più aria
              Buon appetito, il vostro vuoto mi annienta.

              Come un automa ripulisco.
              Come un automa cammino.
              Come un automa sopravvivo a cio che di punizione, ho ricevuto dal vostro amore ferito
              Ferito dalla nostra conflittualità, un amore ferito.
              Psicologicamente devastata, ora l'ossessione mi assale, l'ossessione di non avervi,
              l'ossessione che mai più potrò.
              Cammino lungo il precipizio per voler cadere giu.
              Cammino attraverso il fuoco per lasciarmi bruciare
              Le menzogne, le falsità che ho dovuto sopportare sono frutto delle menti contorte che hanno volutamente annientarmi.
              Ma spero sempre in Dio, chissà un giorno mi dia la forza di ricominciare il sorriso della Vita
              interrotto.
              Composta sabato 28 maggio 2011
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                Scritta da: LUIGI BELLOTTA
                in Poesie (Poesie personali)

                Dio c'è

                Dio c'è
                in ogni fiore che sboccia,
                in ogni sorgente che sgorga,
                in tutto ciò che ci da vita.
                Dio c'è
                in ogni uomo che ha fede,
                in tutto ciò che emana amore,
                in chi crede forte in Lui.
                Dio c'è
                ed è dimostrato in noi
                attraverso la speranza,
                l'attesa di un mondo migliore.
                Dio c'è
                in chi non sa del Suo amore
                ma che ha libero il cuore
                e Lo lascia entrare in se.
                Dio c'è.
                in chi ha tanta speranza
                e crede molto nel futuro
                e vede vita nell'aldilà.
                Composta mercoledì 10 marzo 2010
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